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Prostituzione – Maxioperazione in Abruzzo e Puglia

Prostituzione – Maxioperazione in Abruzzo e Puglia
maggio 19
16:57 2011

Non una ma più bande criminali dedite allo sfruttamento della prostituzione si erano spartite il territorio di Pescara in tre zone distinte: quella della riviera nord; quella centrale, a ridosso della stazione ferroviaria, e la riviera sud, a sua volta suddivisa in due “sottozone”. Delle 27 misure cautelari – emesse dal gip del Tribunale di Pescara, Luca De Ninis, ed una dal gip del Tribunale dei minorenni dell’Aquila – al momento ne sono state eseguite 17 (11 in carcere, 4 ai domiciliari e 2 divieti di dimora). Attraverso l’Iterpool sono in corso ricerche all’estero dei latitanti. Le indagini sono state avviate nel luglio scorso, in seguito alla denuncia di una romena, preoccupata per la scomparsa di una connazionale. Nel corso dell’attività investigativa si è scoperto che la donna era in realtà una sfruttatrice e che la connazionale era riuscita a fuggire grazie ad un cliente. Secondo quanto riferito in una conferenza stampa dal dirigente della Squadra Mobile della Questura pescarese, Pierfrancesco Muriana, tali bande occupavano tutte le zone nevralgiche e più redditizie di Pescara, relegando altri gruppi criminali in quelle più periferiche, in particolare lungo la riviera di Montesilvano. I gruppi erano composti prevalentemente da romeni; solo una delle zone in cui era stato suddiviso il territorio era controllata da un italiano: Michele Colalé, 34 anni, nato a Pescara, ma residente a Francavilla al Mare (Chieti). Gli altri italiani arrestati svolgevano funzione di “gregari” accompagnando, ad esempio, le ragazze nei luoghi in cui dovevano prostituirsi. In ogni zona, le bande pretendevano poi il pagamento di una sorta di “tassa di occupazione” dei marciapiedi dagli sfruttatori che non facevano parte del loro gruppo. Per quanto riguarda le prostitute, venivano intimorite con pesanti minacce e dovevano guadagnare in media a sera non meno di 400 euro. In gergo venivano chiamate “bagagli” o “scoiattoli”, da qui la decisione di denominare l’operazione “Scoiattolo”. I clienti venivano, invece, chiamati in gergo “treni”. Nell’organizzazione vi erano anche delle “caporali”, ossia prostitute di cui l’organizzazione si fidava, le quali avevano il compito di controllare le altre ragazze e di istruire al mestiere le nuove. Le prostitute venivano, comunque, facilmente spostate da un luogo ad un altro, come a Bari, e condotte spesso anche all’estero.

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Prostituzione – Maxioperazione in Abruzzo e Puglia - panoramica

Sintesi: Racket romene

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