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Omicidio Rea – Usato un pezzo di ferro per infierire sulla vittima

Omicidio Rea – Usato un pezzo di ferro per infierire sulla vittima
giugno 03
19:12 2011

Una svastica e gli altri segni sul corpo, disegni compiuti per depistare, con un oggetto diverso dal coltello usato per uccidere Melania. Si tratterebbe di un tondino di metallo nella mani dei Ris che hanno compiuto l’inventario dei reperti rinvenuti nel Bosco delle Casermette. I segni inferti col tondino sarebbero stati compiuti, secondo l’autopsia, post mortem. Resta, invece, il nodo dei tabulati telefonici: i cellulari di Melania e del marito, Salvatore Parolisi, caporalmaggiore dell’esercito, sarebbero stati agganciati fra le 14 e le 14.30 nella zona di Cerqueto, frazione di Civitella. Un’indiscrezione che, se confermata, smonterebbe un vero castello di bugie costruito da Parolisi: dalla gita a San Marco, all’allontanamento di Melania per andare in bagno, fino al possibile rapimento.
E l’ipotesi che la 29enne mamma di Somma vesuviana non sia mai arrivata al Pianoro in quel terribile 18 aprile troverebbe conferma.
Oggi riprenderanno le audizioni e saranno sentite le soldatesse che dovranno ricostruire le mosse dell’istruttore, Salvatore Parolisi, in quel terribile 19 aprile, giorno dopo la scomparsa della moglie. Giornata in cui il caporalmaggiore è andato regolarmente a lavorare alla caserma Clementi di Ascoli. Il cerchio degli inquirenti, ma anche quello dei media sembra stringersi attorno al bel Salvatore, marito adultero con diverse storie con le sue allieve soldatesse tanto che l’esercito è corso ai ripari: da oggi in poi gli istruttori delle ragazze in divisa saranno solo di sesso femminile.

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Omicidio Rea – Usato un pezzo di ferro per infierire sulla vittima - panoramica

Sintesi: I segni inferti col tondino sarebbero stati compiuti, secondo l’autopsia, post mortem.

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