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Calcio – Prandelli e la “pizzeria” Italia, basta veleni

Calcio – Prandelli e la “pizzeria” Italia, basta veleni
agosto 08
17:39 2011

Nella pizzeria ‘Italia’, come l’ha chiamata Adriano Galliani, si litiga molto e si concludono pochi affari. Altro che tornare a essere un ristorante di lusso, ammette un po’ sconsolato Cesare Prandelli: quel tavolo andrebbe usato per sedersi e riappacificarsi. Trovando la ricetta giusta per uscire dalla crisi. “Se un dirigente esperto come Galliani ha detto quelle cose, lo ha fatto a ragione: bisogna ascoltarlo, tutti”, dice il ct azzurro alla vigilia della sfida di mezza estate con la Spagna, prima di lanciare un appello per chiudere le ferite di Calciopoli: “Perché il clima è pericoloso”. L’amichevole è di per sé di quelle scivolose, visto il periodo e lo stato di forma di tanti azzurri. In più il differenziale degli indici calcistici è nettamente a favore della Spagna, di questi tempi accomunata all’Italia solo nella crisi economica. Pallone tra i piedi e storia a parte, non c’é lotta tra i campioni del mondo in carica e i loro predecessori in disgrazia. “Sono davvero curioso di vedere quale è la distanza tra loro e noi – dice Prandelli – Non so se sia maggiore o minore di quella dei ‘bond’ sui listini delle Borse, é un punto di vista che non avevo considerato. Semmai, dalla mia prospettiva la differenza è di cultura calcistica: per questo mi intriga il confronto”. Il suo collega, Del Bosque, ha come massimo problema le liti tra madridisti e assi del Barca nella Liga. Prandelli ritrova invece in ritiro un calcio che si divide sul contratto e rischia lo sciopero, avvelenato dai fumi di calciopoli, in piena recessione europea, e con i presidenti spaccati e inascoltati quando lanciano allarmi come quello dell’ad rossonero. In sovrapprezzo, il ct chiamato a ridisegnare il look del calcio azzurro si ritrova con una bislacca polemica a distanza con la Fiorentina. “Il loro fastidio per il mio incontro con i tifosi ieri a Coverciano è davvero eccessivo: è una bischerata. Li rincontrerei, mi hanno solo consegnato un tapiro viola per aver perso a golf con Antognoni – spiega – Ho provato a telefonare ad Andrea Della Valle, senza trovarlo: ma non c’é contrasto con la mia vecchia società”. Chissà se basterà per evitare il ritorno di vecchie ruggini con la nazionale, quando a settembre l’Italia al Franchi giocherà contro la Slovenia per l’Europeo. Intanto Prandelli fa sua l’idea dell’altro Della Valle, Diego, per ridare serenità al calcio italiano. “Servirebbe un tavolo per chiudere le ferite: cinque anni dopo – sostiene – c’é ancora tanta violenza psicologica. Avverto in giro un clima pericoloso”. Gli animi sono surriscaldati anche dal rischio sciopero. Prandelli sa cosa vorrebbe dire rinviare il campionato. “Si direbbe subito ‘i miliardari incrociano le braccia’: ma i calciatori sono privilegiati che sanno di esserlo e ci mettono la faccia per chi quei diritti non li ha. Non basta il buon senso – la conclusione – serve anche la volontà. Si siedano anche loro e sono sicuro che la firma arriverà”. Potesse avere le stesse certezze per il suo gruppo azzurro, sarebbe più sereno Prandelli. “Rispetto alla Spagna, noi siamo ancora molto indietro – ammette Prandelli – Stiamo ancora cercando la nostra identità. Vediamo però quanto siamo distanti dai campioni del mondo”. In fondo l’amichevole di Bari é il giro di boa, dopo un anno di lavoro, e la prima partita della fase due. Il ct ha già avvertito i suoi, da settembre cambierà il criterio di convocazione: spazio a chi gioca di più. E a rischiare non è solo Cassano. “Consigli ad Antonio non ne do – la difesa di Prandelli, evidentemente consapevole che l’attaccante non accetta volentieri l’idea di lasciare il Milan – E’ in grado di scegliere da solo. Il discorso comunque non valeva solo per lui, ma per tutti: sono diversi i nazionali alle prese con situazioni del genere”. Sirigu e Criscito sono emigrati; Balotelli non trova la sua dimensione al City (“il tacco che ha fatto arrabbiare Mancini? Non era una mancanza di rispetto verso l’avversario”); Gilardino è rimasto fuori (“con una squadra palla a terra non serve, ma lo seguo”); si pesca anche in B, con Ogbonna e Palombo; Aquilani e Montolivo sono nel limbo. Così come De Rossi. “Il suo ritorno era scontato, ho parlato con lui 10′ e ci ha seguito anche da fuori: per me è un giocatore fondamentale”. E però al bivio della carriera, Roma o altro che sia. In definitiva al momento l’unica sicurezza si chiama Giuseppe Rossi. “In questo momento – dice Prandelli – è lui la vera novità di questa nazionale: è in vantaggio su tutti”. Non a caso, uno ‘spagnolo’.

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Sintesi: "Clima pericoloso su Calciopoli, e attenti ad allarme Galliani"

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