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Crisi – Comuni fanno disperare fornitori, fermi 33 mld

Crisi – Comuni fanno disperare fornitori, fermi 33 mld
settembre 03
18:00 2011

Le forniture ai Comuni tengono con il fiato sospeso le piccole e medie aziende e gli artigiani: le spese non pagate dai Comuni capoluogo d’Italia, sulla base dei residui passivi 2008-2009, ammontano infatti ad oltre 33 miliardi di euro. A fare i conti di quanto dovuto ma non ancora dato dai comuni ai vari fornitori è la Cgia di Mestre che sottolinea come si tratti di spese spesso già impegnate ma non onorate per via dei vincoli del Patto di Stabilità interno che non consentono il pagamento di lavori o forniture se non vengono rispettati i dettati di bilancio dello Stato. La Cgia di Mestre evidenzia inoltre come Roma sia capitale anche dei pagamenti arretrati con un importo di 6,26 mld di euro all’ ultimo dato disponibile del 31 dicembre 2009. Seguono Milano (3,85 mld) e Napoli (3,39 mld). Tra i residui passivi da sbloccare sono compresi quelli correnti, che includono le spese per forniture di beni e servizi (cancelleria, manutenzioni, acquisti per l’ordinaria amministrazione), e quelli in conto capitale, dove figurano gli investimenti in opere pubbliche (costruzioni di strade, scuole, parcheggi, impianti sportivi). “Un danno economico non di poco conto – spiega il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi – che penalizza soprattutto le piccole imprese e le aziende artigiane le quali, dopo aver eseguito forniture od interventi, devono attendere tempi biblici per ricevere le loro spettanze. “Il paradosso – aggiunge Bortolussi – è che in questa condizione di insolvenza si trovano molte realtà comunali che, pur avendo i soldi, non possono saldare le spettanze, altrimenti non rispetterebbero più i vincoli previsti dal Patto”. Rispetto alla fine del 2008, l’aumento percentuale medio nazionale dei residui passivi è stato del 5,4%, con punte massime del +55,6% a Carbonia, del +49% a Roma e del +25,2% ad Imperia. In termini procapite, invece, il Comune meno virtuoso è quello di Avellino, con un ammontare complessivo di pagamenti non effettuati pari a 3.754. Segue Carbonia (3.622), Salerno (3.608) e, al quarto posto, Napoli (3.529). “In una fase di grave crisi economica – conclude Bortolussi – mettere in pagamento oltre 33 miliardi di euro sarebbe una boccata di ossigeno non indifferente per migliaia e migliaia di piccole imprese. Per questo è urgente che il Governo intervenga subito e, in sede di approvazione della manovra bis, riveda questa situazione per il bene delle piccole imprese e dei loro occupati”.

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Crisi – Comuni fanno disperare fornitori, fermi 33 mld - panoramica

Sintesi: Roma maglia nera arretrati con 6,26 mld, poi Milano e Napoli

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