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Colonnella – Proposto ai dipendenti in mobilità dell’YKK il trasferimento in Turchia

Colonnella – Proposto ai dipendenti in mobilità dell’YKK il trasferimento in Turchia
novembre 06
18:04 2012

Hanno protestato e si sono mobilitati in massa per preservare il loro posto di lavoro. Ma i lavoratori dell’YKK non ce l’hanno fatta a far prevalere le loro ragioni. La multinazionale giapponese che produce bottoni ha messo in mobilità 12 dei 47 operai. L’alternativa? Trasferirsi in una fabbrica in Turchia.
Per il segretario della Fiom Cgil, Giampiero Dozzi, l’azienda ha assunto una posizione rigida ribadendo la necessità dei licenziamenti e di non prendere in considerazione eventuali riassorbimenti in stabilimenti italiani. Ma i sindacati si oppongono e continuano a proporre un’alternativa in Italia per minimizzare l’impatto sociale, rifiutando l’ipotesi Turchia.
Il segretario provinciale della Uil Gianluca Di Girolamo, definisce la proposta uno specchietto per le allodole, in quanto la ricollocazione deve avvenire a livello nazionale e nutre dei forti dubbi sul taglio dell’azienda. “Non siamo sicuri che questo taglio consenta la futura gestione dello stabilimento – spiega – : non garantirebbe una adeguata organizzazione del lavoro".
L’incentivo proposto per la mobilità volontaria è di 35mila euro, a cui si aggiunge l’iniziativa di fare ricorso ad una società che si occupi di ricollocazione dei lavoratori in altre aziende. I sindacati stanno vagliando tale offerta, abbinandola con la cassa integrazione o altri ammortizzatori sociali. Ma il colosso giapponese sembra intenzionato a non accontentare i propri dipendenti.

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Colonnella – Proposto ai dipendenti in mobilità dell’YKK il trasferimento in Turchia - panoramica

Sintesi: Ma i sindacati sono sul piede di guerra

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