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L’Aquila – Accusato di bancarotta fraudolenta, assolto Stefano Tacconi

L’Aquila – Accusato di bancarotta fraudolenta, assolto Stefano Tacconi
ottobre 20
19:48 2013

Assolto dal reato di bancarotta fraudolenta. Stefano Tacconi, ex portiere della Nazionale e della Juventus, nonché estremo difensore con la casacca rossoblu della Samb nella stagione 1979-80 può finalmente gioire. E lo fa con una metafora dal sapore calcistico: “E’ stato come aver vinto ai rigori una partita di finale”. E per uno che ha visto sfumare il sogno azzurro nel ’94 in semifinale per un rigore sbagliato l’esempio è ancora più calzante. Nel 2009 il Tribunale di Teramo lo condannò in primo grado a 2 anni e 4 mesi, nell’ambito di un’inchiesta aperta dalla procura sul fallimento prima e sulla bancarotta dopo di una società di servizi in cui il calciatore è stato socio amministratore dal 1997 al 2002, anno in cui la società venne trasferita a Martinsicuro, fallita con un crac da ben 40mila euro. La società, specializzata nel prestare servizi di carattere pubblicitario nel mondo dello spettacolo, era stata costituita a Como e fallita a Teramo. Ad essere accusato di bancarotta fraudolenta, non solo Tacconi, ma anche il suo socio Antonio De Silvio di San Severo di Foggia. A chiamare in causa l’ex portiere, che negli ultimi anni di vita della società era uscito dalla gestione, era stato il curatore liquidatore che, in una sua relazione, aveva ravvisato numerose irregolarità proprio nella gestione contabile della società. Nel corso dell’udienza preliminare a Teramo, Tacconi e l’altro socio avevano ricostruito le varie fasi della vicenda, sottolineando di non aver mai saputo nulla del fallimento della società e di aver conosciuto i fatti solo al momento in cui avevano scoperto di essere indagati nel procedimento penale. Dopo il rinvio a giudizio i due erano finiti davanti al tribunale che nel marzo del 2009 li aveva condannati per bancarotta fraudolenta: Tacconi a due anni e quattro mesi, pena condonata per l’indulto, e Di Silvio a due anni. Ma i giudici della Corte d’Appello de L’Aquila hanno ribaltato la sentenza: assolto Tacconi per non aver commesso il fatto e derubricato in bancarotta semplice l’altro socio De Silvio. “Io ho sempre saputo di non aver commesso niente di illegale – dichiara l’ex portiere – l’importante è che i giudici lo abbiano capito. Io ho sempre avuto fiducia nella giustizia e la giustizia è arrivata. Quando io e il mio avvocato abbiamo avuto le motivazioni del primo grado abbiamo cercato di capire che cosa potesse essere successo e il mio legale è stata brava a scardinare le accuse. Perchè io non ho mai fatto niente di quello di cui mi avevano accusato. Mi sono ritrovato in una storia senza sapere perchè. Io ho sempre rispettato le leggi: sia su un campo di calcio sia fuori”. Ora l’x calciatore della nazionale può tornare a sorridere. Così come in una finale mondiale vinta ai rigori.

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L’Aquila – Accusato di bancarotta fraudolenta, assolto Stefano Tacconi - panoramica

Sintesi: L'ex portiere di Nazionale, Juve e Samb: "Ho sempre avuto fiducia nella giustizia"

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Assolto dal reato di bancarotta fraudolenta. Stefano Tacconi, ex portiere della Nazionale e della Juventus, nonché estremo difensore con la casacca rossoblu della Samb nella stagione 1979-80 può finalmente gioire. E lo fa con una metafora dal sapore calcistico: “E’ stato come aver vinto ai rigori una partita di finale”. E per uno che ha visto sfumare il sogno azzurro nel ’94 in semifinale per un rigore sbagliato l’esempio è ancora più calzante. Nel 2009 il Tribunale di Teramo lo condannò in primo grado a 2 anni e 4 mesi, nell’ambito di un’inchiesta aperta dalla procura sul fallimento prima e sulla bancarotta dopo di una società di servizi in cui il calciatore è stato socio amministratore dal 1997 al 2002, anno in cui la società venne trasferita a Martinsicuro, fallita con un crac da ben 40mila euro. La società, specializzata nel prestare servizi di carattere pubblicitario nel mondo dello spettacolo, era stata costituita a Como e fallita a Teramo. Ad essere accusato di bancarotta fraudolenta, non solo Tacconi, ma anche il suo socio Antonio De Silvio di San Severo di Foggia. A chiamare in causa l’ex portiere, che negli ultimi anni di vita della società era uscito dalla gestione, era stato il curatore liquidatore che, in una sua relazione, aveva ravvisato numerose irregolarità proprio nella gestione contabile della società. Nel corso dell’udienza preliminare a Teramo, Tacconi e l’altro socio avevano ricostruito le varie fasi della vicenda, sottolineando di non aver mai saputo nulla del fallimento della società e di aver conosciuto i fatti solo al momento in cui avevano scoperto di essere indagati nel procedimento penale. Dopo il rinvio a giudizio i due erano finiti davanti al tribunale che nel marzo del 2009 li aveva condannati per bancarotta fraudolenta: Tacconi a due anni e quattro mesi, pena condonata per l’indulto, e Di Silvio a due anni. Ma i giudici della Corte d’Appello de L’Aquila hanno ribaltato la sentenza: assolto Tacconi per non aver commesso il fatto e derubricato in bancarotta semplice l’altro socio De Silvio. “Io ho sempre saputo di non aver commesso niente di illegale – dichiara l’ex portiere – l’importante è che i giudici lo abbiano capito. Io ho sempre avuto fiducia nella giustizia e la giustizia è arrivata. Quando io e il mio avvocato abbiamo avuto le motivazioni del primo grado abbiamo cercato di capire che cosa potesse essere successo e il mio legale è stata brava a scardinare le accuse. Perchè io non ho mai fatto niente di quello di cui mi avevano accusato. Mi sono ritrovato in una storia senza sapere perchè. Io ho sempre rispettato le leggi: sia su un campo di calcio sia fuori”. Ora l’x calciatore della nazionale può tornare a sorridere. Così come in una finale mondiale vinta ai rigori.

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