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Omicidio Sarchiè – Farina chiede perdono, le grida di Ave: “Non provarci più”

Omicidio Sarchiè – Farina chiede perdono, le grida di Ave: “Non provarci più”
ottobre 14
13:04 2015
E’ continuato (seconda udienza) oggi a Macerata il processo a Giuseppe e Salvo Farina, accusati di essere i killer di Pietro Sarchiè. Padre e figlio sono arrivati attorno alle 9:30 in aula. Il figlio con giacca grigia e jeans è comunque apparso molto in forma. Il padre, con cappellino azzurro, è sceso dal cellulare aiutandosi con le stampelle a seguito di un incidente in scooter capitatogli la scorsa estate. 
Dapprima è stato sentito il 41enne che ha riferito particolari di quel terribile 18 giugno 2014 quando il 61enne venne ucciso. 
Nel corso del suo racconto dinanzi al giudice Chiara MinervaGiuseppe Farina si sarebbe contraddetto in più di un’occasione. Specie quando avrebbe riferito di aver sparato frontalmente a Pietro. In verità la vittima sarebbe stata raggiunta anche da un colpo esploso nella parte posteriore della nuca. Secondo indiscrezioni, inoltre, il siciliano avrebbe tentato più volte di sollevare il figlio Salvo (in foto) da ogni accusa. Il 19enne sarà sentito nel pomeriggio. 
I due vengono giudicati con rito abbreviato e usufruiranno, per questo, di uno sconto di un terzo della pena. Il processo viene celebrato a porte chiuse. 
Durante la  ricostruzione di quella giornata Giuseppe ha tentato anche di chiedere scusa alla famiglia della vittima. A quel punto la vedova di Pietro, Ave Palestini, si è alzata in piedi e gridando gli ha intimato di non provare più a chiedere perdono. Momenti di commozione sono stati vissuti dai figli, Jennifer e Yuri, quando sono state ricostruite le fasi salienti del brutale omicidio. 
La difesa dei Farina (avvocati Mauro Riccioni e Marco Massei) punta a dimostrare che Salvo non può essere accusato di favoreggiamento in quanto figlio dell’omicida e, nel contempo, nemmeno di concorso perché avrebbe tentato di far desistere il padre dai suoi propositi. Ricostruzione che, però, non convince l’accusa. Da sempre gli inquirenti sostengono che il 19enne sia stato parte attiva nel delitto. 
Le parti civili sono rappresentate da Mauro Gionni ed Orlando Ruggeri. 
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Omicidio Sarchiè – Farina chiede perdono, le grida di Ave: “Non provarci più” - panoramica

Sintesi: La vedova di Pietro si alza in piedi per urlare il suo dolore

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E’ continuato (seconda udienza) oggi a Macerata il processo a Giuseppe e Salvo Farina, accusati di essere i killer di Pietro Sarchiè. Padre e figlio sono arrivati attorno alle 9:30 in aula. Il figlio con giacca grigia e jeans è comunque apparso molto in forma. Il padre, con cappellino azzurro, è sceso dal cellulare aiutandosi con le stampelle a seguito di un incidente in scooter capitatogli la scorsa estate. 
Dapprima è stato sentito il 41enne che ha riferito particolari di quel terribile 18 giugno 2014 quando il 61enne venne ucciso. 
Nel corso del suo racconto dinanzi al giudice Chiara MinervaGiuseppe Farina si sarebbe contraddetto in più di un’occasione. Specie quando avrebbe riferito di aver sparato frontalmente a Pietro. In verità la vittima sarebbe stata raggiunta anche da un colpo esploso nella parte posteriore della nuca. Secondo indiscrezioni, inoltre, il siciliano avrebbe tentato più volte di sollevare il figlio Salvo (in foto) da ogni accusa. Il 19enne sarà sentito nel pomeriggio. 
I due vengono giudicati con rito abbreviato e usufruiranno, per questo, di uno sconto di un terzo della pena. Il processo viene celebrato a porte chiuse. 
Durante la  ricostruzione di quella giornata Giuseppe ha tentato anche di chiedere scusa alla famiglia della vittima. A quel punto la vedova di Pietro, Ave Palestini, si è alzata in piedi e gridando gli ha intimato di non provare più a chiedere perdono. Momenti di commozione sono stati vissuti dai figli, Jennifer e Yuri, quando sono state ricostruite le fasi salienti del brutale omicidio. 
La difesa dei Farina (avvocati Mauro Riccioni e Marco Massei) punta a dimostrare che Salvo non può essere accusato di favoreggiamento in quanto figlio dell’omicida e, nel contempo, nemmeno di concorso perché avrebbe tentato di far desistere il padre dai suoi propositi. Ricostruzione che, però, non convince l’accusa. Da sempre gli inquirenti sostengono che il 19enne sia stato parte attiva nel delitto. 
Le parti civili sono rappresentate da Mauro Gionni ed Orlando Ruggeri. 
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