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Il caso – La Regione richiede 15 anni di bollo per l’auto distrutta all’estero

Il caso – La Regione richiede 15 anni di bollo per l’auto distrutta all’estero
gennaio 06
12:49 2016

Il marito muore all’estero, in un bruttissimo incidente stradale in Macedonia. E’ il 1999. La vedova, una 46enne teramana, si occupa del rimpatrio in Italia della salma del coniuge, del funerale e lascia lì quel che resta dell’auto distrutta in quello schianto mortale. Dal 2000 fino al 2013 la Regione, tramite l’ufficio bolli, arriva a richiedere oltre 7.400 euro: spedisce alla signora le cartelle col bollettino per sollecitare il pagamento per quell’auto. La vedova prova a replicare, scrive alla Regione illustrando la sua situazione e fornisce i documenti ufficiali recuperati tramite il consolato. La risposta dall’ufficio è sempre la stessa: vanno pagati i bolli mentre, per non essere più sottoposta a tassazione, occorre una perdita di possesso del mezzo, tramite la vendita di quell’auto o bisogna fornire l’attestato di demolizione. La signora non poteva produrle, se non dichiarando il falso, in quanto l’auto era andata distrutta così come certificato dall’autorità macedone. Allora decide di rivolgersi all’associazione Robin Hood di Teramo, spiegando di non essersi interessata al recupero della macchina, una volta saputo che era andata completamente distrutta e appreso che il costo per farla rientrare in Italia sarebbe stato esorbitante "solo ed esclusivamente per avere un attestato di demolizione" da notificare poi in Regione. Parte allora il ricorso al Garante del Contribuente, a cura dell’associazione che definisce la vicenda "assurda", a testimonianza "che in Abruzzo esiste un’amministrazione burocratica e sorda, affatto tesa alla giustizia sociale ma solo volta a fare cassa", dichiara il presidente Pasquale Di Ferdinando. Il ricorso si regge sulla condizione che la perdita di possesso può essere certificata anche con una documentazione terza, così come prevede la circolare ministeriale. Ieri il Garante si è espresso, ha accolto il ricorso, ha disposto lo sgravio della posizione della vedova teramana ed annullato, per adesso, i bolli da oltre 570 euro richiesti dal 2000 al 2003. Per gli anni successivi, si prevede medesimo risultato.

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Sintesi: Vedova si rivolge al Garante del Contribuente e vince

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