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La storia di Rosaria Aprea, Miss Campania picchiata anche a Fano

La storia di Rosaria Aprea, Miss Campania picchiata anche a Fano
febbraio 23
19:24 2016
Un fatto increscioso, aggravato da motivi futili e abietti. Queste le ragioni che hanno convinto la Corte di Cassazione a confermare la condanna a 8 mesi di reclusione nei confronti di Antonio Caliendo, il 28enne  di Casal di Principe che nel maggio 2013 massacrò di botte la compagna Rosaria Aprea, spappolandole la milza. Lei, giovane e bellissima. Lui, accecato dalla gelosia, non le aveva perdonato quella fascia di Miss Campania, vinta quando ancora stavano insieme. Già nel 2011 Rosaria finì in ospedale a Pesaro dove si trovava per partecipare ad un concorso di bellezza. Antonio la raggiunse fino a Fano per picchiarla selvaggiamente. Nonostante le ferite e l’umiliazione subita Rosaria aveva deciso di perdonare l’uomo che diceva di amarla. Lo stesso che due anni dopo, nell’ennesimo impeto di violenza, la spedì di nuovo in ospedale – questa volta a Caserta – dove i medici furono costretti ad asportarle la milza spappolata con un calcio. Una lunga cicatrice sul corpo di Rosaria racconta la follia di un amore malato. Negli occhi di lei, ancora la paura e un sogno – quello per la moda – ormai spezzato. 
Nelle motivazioni della sentenza – emessa lo scorso 16 dicembre – la Suprema Corte ha rigettato la richieste di sconto della pena inflitta in appello avanzata dalla difesa. Caliendo non ha mostrato alcuna pietà – scrivono i giudici – verso la sua compagna, quando lei sanguinante ed esanime a terra gli implorava di smetterla. Nessuna attenuante, dunque, nessuna comprensione verso chi prende a calci la vita in nome di una gelosia punitiva. Punitiva ed esemplare, come il conto da pagare con la giustizia. 
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Sintesi: Oggi è il simbolo della lotta alla violenza sulle donne

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