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Ascoli – False attestazioni per calciatori, condannato D’Ippolito

Ascoli – False attestazioni per calciatori, condannato D’Ippolito
dicembre 07
11:34 2016

Essere un calciatore "comunitario" significa avere più possibilità di essere ingaggiato da grandi squadre e di stringere importanti contratti. Ottenere lo status, però, non è sempre semplice. Il riconoscimento passa per tutta una serie di procedure amministrative volte ad accertare che gli atleti in questione abbiano radici italiane. Il vincolo, per ottenere la cittadinanza, è quello dello "iure sanguinis", cioè l’essere discendenti di italiani. Un legame di sangue che, in qualche caso, viene millantato. La Procura di Ascoli ha messo le mani su dieci calciatori, divenuti comunitari, ma tutti provenienti dall’Uruguay e facenti capo al procuratore sportivo Vincenzo D’Ippolito. A fare da tramite per la concessione dello status erano due impiegati del Comune di Spinetoli i quali, per la stessa vicenda, sono stati rinviati a giudizio. Il processo a loro carico inizierà l’8 marzo 2017 davanti al Collegio del tribunale di Ascoli. I reati contestati sono di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Intanto il procurato sportivo è stato condannato, con rito abbreviato, dal gup del Tribunale di Ascoli Piceno Maria Teresa Gregori. La pena è a due anni e otto mesi di reclusione. 

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Ascoli – False attestazioni per calciatori, condannato D’Ippolito - panoramica

Sintesi: Coinvolti anche due dipendenti del Comune di Spinetoli

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