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Caso “decreto” – gli agricoltori portano le pecore a Palazzo Chigi

Caso “decreto” – gli agricoltori portano le pecore a Palazzo Chigi
marzo 07
13:48 2017

Sono centinaia  gli agricoltori e gli allevatori della Coldiretti giunti dalle aree terremotate di Marche, Abruzzo, Umbria e Lazio a Roma davanti Piazza Montecitorio, dove pascolano anche alcune pecore sopravvissute dalle stalle crollate. Ci sono anche i Sindaci dei Comuni colpiti, riconoscibili dalle insegne delle diverse delegazioni, mentre i cartelli degli agricoltori denunciano “Ho perso gli animali, non la dignità”, “Senza agricoltura Arquata muore” o “Meno chiacchiere più stalle”, “A.A.A. Cercasi normalità”. Ma ci sono anche striscioni della Coldiretti “La burocrazia uccide più del terremoto” o “L’Italia migliore merita giustizia”, assieme a un “Coraggio Italia”. Un grande tavolo è stato apparecchiato con i prodotti locali salvati dalle macerie, dalle lenticchie di Castelluccio al ciauscolo, dal pecorino Amatriciano a quello di Farindola e molto altro, che rischiano ora di sparire per le difficoltà del mercato locale provocate dalla crisi del turismo e dallo spopolamento dovuto all’esodo forzato, ma anche ai ritardi nella costruzione degli alloggi temporanei. E’ tutto pronto anche per la proiezione del filmato-denuncia #stalletradite, sui gravi ritardi della ricostruzione nelle aree rurali, dove si sommano inefficienze, incompetenze e furberie. E’ presente anche il presidente nazionale della Coldiretti Roberto Moncalvo, per incontrare il presidente del Senato Piero Grasso, mentre la Presidente della Camera Laura Boldrini ha dovuto annullare l’incontro dopo essere stata operata d’urgenza.

Nelle aree rurali terremotate si contano danni diretti ed indiretti per 2,3 miliardi, tra strade e infrastrutture, case rurali, stalle, fienili, magazzini, ma anche stabilimenti di trasformazione, rivendite, macchine agricole, macchinari di lavorazione e animali morti e feriti, ai quali vanno aggiunte le perdite per il crollo della produzione di latte e delle coltivazioni e per gli effetti negativi sul commercio per la fuga dei turisti e dei residenti. E’ quanto emerge dal Dossier Coldiretti #stalletradite, divulgato in occasione dell’arrivo degli agricoltori e degli allevatori delle aree terremotate in Piazza Montecitorio. Sono 25mila le aziende agricole e le stalle nei 131 comuni terremotati di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, con 292mila ettari di terreni agricoli, coltivati soprattutto a seminativi e prati e pascoli da imprese per la quasi totalità a gestione familiare (96,5%), secondo le elaborazioni Coldiretti sull’ultimo censimento Istat. Significativa la presenza di allevamenti con quasi 65 mila bovini, 40mila pecore e oltre 11mila maiali, dalle quali si evidenzia anche un fiorente indotto agroindustriale, con caseifici, salumifici e frantoi, dai quali si ottengono specialità di pregio famose in tutto il mondo. Il crollo di stalle, fienili, caseifici e la strage di animali hanno limitato l’attività produttiva nelle campagne, mentre lo spopolamento – sottolinea la Coldiretti – ha ridotte le opportunità di mercato”. “Il terremoto ha colpito un territorio a prevalente economia agricola, che occorre ora sostenere concretamente, per non rassegnarsi all’abbandono e allo spopolamento”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, nel sottolineare l’esigenza che “la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia, che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo”.

A poco più di sei mesi dalla prima scossa di terremoto del 24 agosto nel centro Italia, si conta una vera strage di oltre diecimila animali morti, feriti e abortiti, per l’effetto congiunto delle scosse e del maltempo, che hanno fatto crollare le stalle e costretto gli animali al freddo e al gelo, con decessi, malattie e diffusi casi di aborto. E’ quanto emerge dal Dossier Coldiretti “#stalletradite”, divulgato in occasione dell’arrivo degli agricoltori e degli allevatori delle aree terremotate nella Capitale. Ad oggi quasi 9 animali “sfollati” su 10 (l’85%) non possono essere ospitati nelle stalle provvisorie annunciate e gli allevatori – sottolinea la Coldiretti – non sanno ancora dove ricoverare mucche, maiali e pecore sopravvissuti, costretti al freddo, con il rischio di ammalarsi e morire, o nelle strutture pericolanti, mentre si è ridotta del 30% la produzione di latte per lo stress provocato dal freddo e dalla paura delle scosse. Ma terremoto e maltempo – continua la Coldiretti – hanno provocato anche un generale dissesto del territorio, con ettari di terreno agricolo fertile franato che non consente la normale coltivazione, mentre l’interruzione della viabilità incide sul commercio delle produzioni salvate, ma ostacola anche la preparazione dei terreni da parte degli agricoltori. E’ il caso – riferisce la Coldiretti – della semina delle lenticchie della Igp Castelluccio di Norcia, che normalmente inizia nel mese di marzo, ma ci sono grosse preoccupazioni anche per la viabilità compromessa dal terremoto, che costringe i produttori ad un vero percorso di guerra per raggiungere l’altipiano. In difficoltà sono pure le coltivazioni, dai pregiati ulivi “Doc” alle rinomate produzioni di cereali e legumi. Il patrimonio di ulivi delle aree terremotate dell’Abruzzo è stato praticamente decimato dall’effetto del maltempo, con quasi 1 milione di piante d’olivo a terra.

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Sintesi: Protesta contro i mancati aiuti alla zootecnia

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