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Fermo – Processo “Casa di Alice”: operatori tutti assolti, sotto choc i genitori dei ragazzi autistici

Fermo – Processo “Casa di Alice”: operatori tutti assolti, sotto choc i genitori dei ragazzi autistici
giugno 20
11:41 2018

Dopo quattro lunghi anni è arrivata la sentenza che per gli operatori di Casa di Alice segna la fine di un incubo: tutti assolti per insufficienza di prove, perché il fatto non costituisce reato e manca il dolo. I cinque erano stati arrestati nel luglio 2014 per presunti maltrattamenti e sequestro di persona nei confronti di alcuni minori autistici che frequentavano il centro diurno di Grottammare chiuso a seguito del blitz dei carabinieri. La sentenza di primo grado è arrivata con queste poche parole pronunciate dal presidente del tribunale di Fermo Vitali Rosati martedì pomeriggio, dopo una lunga camera di consiglio.

E se da una parte per gli educatori ha segnato la fine di un incubo, dall’altra per i genitori delle presunte vittime è stato un vero e proprio choc dopo aver visto nei video delle telecamere nascoste i loro figli rinchiusi e denudati all’interno della stanza azzurra. Pompeo Cecere, l’unico papà presente ieri in aula ha parlato di “sentenza scandalosa. Non ce lo aspettavamo minimamente, di certo ricorreremo in appello”.

Per le motivazioni si dovrà attendere il 17 settembre e solo dopo la pubblicazione di quel documento la Procura e la parte civile dovranno decidere se ricorrere o meno d’appello. Ma quasi certamente lo faranno. Soltanto il pm Seccia però potrà chiedere di riaprire il procedimento penale.

Proprio il pubblico ministero Domenico Seccia, nel corso della lunga requisitoria effettuata nel corso dell’udienza dello scorso 30 maggio, aveva chiesto sei anni per Roberto Colucci, difeso da Donatella De Berardino e quattro anni e mezzo per le quattro educatrici scagionate anche grazie all’arringa difensiva dell’avvocato Francesco Voltattorni, che così spiegano la sentenza: “Quello che possiamo immaginare, vista l’assoluzione è che il tribunale che gli educatori hanno agito per fini educativi e non per arrecare del male agli ospiti della struttura, ma io dico che la soluzione era a monte, ovvero che i fatti non c’erano”.

Per l’avvocato Di Berardino una bella soddisfazione, dopo aver incassato i complimenti del suo assistito Roberto Colucci ha commentato: “purtroppo anche se non sussisteva il reato penale queste persone sono anche state arrestate, seppure ai domiciliari. Ora il mio assistito così come anche le altre operatrici sono contente perché finalmente ha trionfato la giustizia dopo tante menzogne”.

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Sintesi: Per il giudice il fatto non costituisce reato e parla di insufficienza di prove

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