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Una voce inconfondibile, un tono vocale molto forte. Così viene descritta la voce di Rocco Versace nelle tante conversazioni telefoniche e ambientali intercettate dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria. A riferirlo davanti alla Corte D’assise del Tribunale di Pesaro, per il processo legato all’omicidio di Marcello Bruzzese, freddato da una scarica di proiettili il 25 dicembre 2018 in via Bovio, nel centro storico di Pesaro, è stato il commissario di polizia che dal 2010 al 2023 si è occupato delle indagini legate alla Cosca Crea di Rizzicoli, che ha portato alla cattura dei fratelli Giuseppe e Domenico Crea. Rocco Versace, 57enne calabrese, è accusato di omicidio volontario aggravato dal fatto di aver agevolato un’organizzazione di stampo mafioso. Nel corso dell’udienza sono state prese in esame alcune intercettazioni ambientali che riportano conversazioni tra verace e il titolare di un’officina calabrese, all’interno della quale Versace viene immortalato più volte dalla telecamera che da marzo 2019 la squadra mobile aveva piazzato all’ingresso dell’attività. Nei dialoghi tra i due si fa riferimento in più occasioni ad altre persone della Cosca Crea. Proprio Versace, come è stato riportato in aula, aveva favorito la latitanza di Teodoro Crea, il capofamiglia, e per questo era stato arrestato e già finito in carcere, prima dell’arresto del 2021 per l’omicidio Bruzzese. Nuove intercettazioni che intensificano quel rapporto di vicinanza, già emerso dalle testimonianze dei carabinieri, tra Versace e i Crea. Nella precedente udienza erano state riportate due telefonate, una intercorsa tra Versace ed Ettore Crea, nipote di Teodoro Crea, e un’altra tra lo stesso Versace e il figlio Teodoro. I sicari di Marcello Bruzzese, Michelangelo Tripodi e Francesco Candiloro sono stati condannati all’ergastolo dal tribunale di Ancona. Girolamo Biagio Bruzzese, collaboratore di giustizia dal 2003, ha riferito in aula nelle settimane passate, di essersi ricordato che il fratello Marcello gli avrebbe detto di aver visto Rocco Versace a Pesaro un mese prima dell’omicidio con tre persone su una macchina, alla rotonda del Trony. Ma gli avvocati della difesa avevano smentito questa ricostruzione, in quanto il telefonino di Versace, secondo le analisi effettuate da un perito da loro incaricato, sarebbe sempre stato agganciato in quel periodo alle celle della zona calabrese. Per la procura Versace avrebbe avuto un ruolo chiave nella pianificazione dell’omicidio di Marcello Bruzzese. La difesa punta a smontare le accuse, partendo dal fatto che nel giorno dell’omicidio Versace era in Calabria e i suoi spostamenti nel Pesarese e Riminese sarebbero stati solo per motivi di lavoro, legati alla compravendita di auto.

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