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ANCONA – Conferenza stampa dei familiari delle vittime della Lanterna Azzurra di Corinaldo a seguito dei recenti fatti relativi alla strage di Capodanno a Crans-Montana.
E’ stato infatti riportato all’attenzione di tutti quanto sia importante il rispetto delle regole e il corretto svolgimento dei controlli all’interno dei locali di tutto il mondo, e negli ultimi giorni, diversi locali in Italia sono stati chiusi proprio per il mancato rispetto delle norme di sicurezza.
Nella strage di Corinaldo persero la vita cinque ragazzi: Emma Fabini (14 anni), Asia Nasoni (14 anni), Mattia Orlandi (15 anni), Daniele Pongetti (16 anni), Benedetta Vitali (15 anni), ed Eleonora Girolimini (39 anni), mentre altri 59 ragazzi rimasero feriti. Anche in quel caso una tragedia provocata da carenze nei sistemi di sicurezza.
Per non dimenticare mai, i familiari delle vittime della Lanterna Azzurra si sono ritrovati in Regione per ribadire l’importanza della sicurezza all’interno dei locali e manifestare la loro vicinanza alle famiglie dei ragazzi in Svizzera.
Presente in conferenza stampa, anche Paolo Curi, padre di quattro figli e vedovo di Eleonora.
"Abbiamo mandato questi ragazzi al massacro – ha detto Curi - una tragedia più che annunciata. Il locale era già stato chiuso un anno prima della tragedia, ma l’hanno riaperto e non ci sono condanne, per me è una cosa assurda, in Italia non c’è giustizia. Siamo stati lasciati da soli. Condannare la banda dello spray è molto semplice, condannare un’amministrazione, considerando gli eventuali risarcimenti, resta molto difficile e la gente si sente impunita".
"Ci aspettiamo giustizia - ha affermato Massimo Pongetti, papà di Daniele - non vogliamo vendetta, ma tutti sapevano e nessuno ha mai fatto niente. Inoltre quella sera doveva essere un concerto, non un dj set, se avessimo saputo questo molti di noi non avrebbero mandato i figli in quel posto e a quell’ora".
Giuseppe Orlandi, papà di Mattia: "Abbiamo organizzato una conferenza stampa proprio per sottolineare il fatto che quel locale non doveva essere riaperto perché era sprovvisto di agibilità, non ha mai avuto la concessione edilizia, non ha mai avuto negli anni la variazione di destinazione d’uso, è ancora accatastato come deposito agricolo.
"Ciò che ci dà fastidio - ha concluso Orlandi - è sentirsi dire che non c’è nessuna causalità tra la riapertura del locale e la tragedia che è avvenuta nel 2018, quindi un anno dopo. Se tu non avessi fatto riaprire il locale, la tragedia è evidente che non sarebbe successa, quindi adesso ci auguriamo che con un appello e cassazione di riuscire a ottenere giustizia".
Fazio Fabini, padre di Emma, oltre a ricordare il parallelismo tra i due eventi, accomunati dalla mancanza di controlli, ha ribadito: “non dimenticare quanto accaduto a Corinaldo, declassata, a una vergogna da nascondere sotto il tappeto di un’Italia dove funziona tutto bene”.
Fabini ha rimarcato come, dopo l’incidente in Svizzera, ”lo Stato italiano si sia mobilitato richiamando l’ambasciatore e invocando l’intervento dell’Avvocatura dello Stato, attenzioni che, non furono riservate ai loro figli, morti all’interno di un locale ritenuto perfettamente agibile".
Diretta Samb