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ANCONA - Otto femminicidi in un anno, un aumento del 46% dei casi di violenza di genere e segnali preoccupanti anche tra i minori. È un quadro allarmante quello emerso durante la cerimonia di inaugurazione dell’Anno giudiziario nelle Marche, svoltasi alla Mole Vanvitelliana di Ancona, dove magistratura e istituzioni hanno lanciato un appello che intreccia sicurezza, prevenzione e disagio sociale.

A fotografare la gravità della situazione è stato il procuratore generale della Corte d’appello di Ancona, Roberto Rossi, ricordando che tra il primo luglio 2024 e il 30 giugno 2025 nelle Marche si sono registrati otto femminicidi e 2.514 casi di violenza di genere, in crescita costante nonostante l’impegno di magistrati e forze dell’ordine. Un fenomeno che riguarda anche i più giovani, con un +22% di episodi tra i minori, tra stalking, violenze sessuali, maltrattamenti e aggressioni.

“Nonostante la trattazione di tale tipologia di reati costituisca una priorità – ha sottolineato Rossi – il fenomeno aumenta costantemente”. Le Procure hanno rafforzato le strutture organizzative interne e richiesto un numero significativo di misure restrittive, “prontamente ed efficacemente adottate”, ma questo non è bastato a fermare l’escalation. “Evidentemente – ha concluso il pg – l’azione repressiva, pur doverosa e ineludibile, non appare sufficiente da sola a sradicare dal nostro tessuto sociale quelle aree di sottocultura che interpretano in modo padronale e proprietario il rapporto con la donna”. Da qui l’appello a una “indispensabile opera di educazione” rivolta a tutte le fasce d’età e condizioni sociali.

Un richiamo che si intreccia con quello del presidente del Tribunale per i minorenni delle Marche, Sergio Cutrona, che ha acceso i riflettori sul disagio giovanile e sulla necessità di intervenire prima che sfoci in violenza e criminalità. “Si parla tanto dei ‘maranza’, ma se noi vogliamo evitare che ci siano non dobbiamo aspettare che crescano e diventino dei delinquenti adulti”, ha affermato. “Dobbiamo evitare che questi ragazzi crescano nel disagio e nell’aggressività”.

Ogni anno il tribunale minorile marchigiano gestisce oltre mille procedimenti penali, ognuno dei quali coinvolge un ragazzo imputato. “Se siamo in grado di fare un’opera di recupero e di prevenzione – ha spiegato Cutrona – riusciamo a evitare che questi ragazzi tornino per le strade e che diventino quel fattore di pericolo percepito dalla popolazione”.

Ma proprio mentre cresce la domanda di giustizia e prevenzione, il Tribunale per i minorenni rischia la paralisi. Il presidente ha denunciato una grave carenza di personale amministrativo: “Ci troviamo veramente alla disperazione e non riusciamo a garantire più la gestione delle udienze”. Una situazione che potrebbe portare alla sospensione delle udienze penali, con ipotesi di stop a rotazione tra gup, dibattimentali e gip. “Dobbiamo evitare che il sistema crolli – ha avvertito – perché l’organico attuale è la metà di quello che dovrebbe essere”.

Nonostante l’ingresso recente di due nuove giudici, dopo mesi in cui il tribunale ha retto con soli tre magistrati, l’allarme resta alto. Un segnale, secondo i vertici della giustizia marchigiana, che la lotta alla violenza – dai femminicidi al disagio giovanile – non può prescindere da investimenti strutturali, risorse umane e soprattutto da un’azione educativa capace di intervenire prima che sia troppo tardi.

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