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Si concentrano sui resti dei dispositivi incendiari, in particolare sull’ordigno che non ha funzionato come previsto, le indagini della Digos sul sabotaggio ai treni di ieri mattina a Castel Maggiore nel Bolognese che hanno provocato il danneggiamento dei cavi dell’Alta Velocità e l’incendio in un pozzetto a nord della stazione di Pesaro.
Al vaglio degli inquirenti, che indagano coordinati dalla Procura di Bologna, anche le immagini delle telecamere di sorveglianza dell’area stazione.
Visione resa complicata dall’orario - intorno alle 6 di sabato mattina- in cui sarebbero stati posizionati i dispositivi, completamente al buio.
I due ordigni incendiari sono stati trovati ieri dalla Polizia scientifica in un pozzetto dove ci sono dei cavi indispensabili alla circolazione dei treni. Uno di questi ha provocato l’incendio che ha tranciato i cavi e che ha bloccato la circolazione in direzione Venezia.
L’altro, analogo, avrebbe dovuto danneggiare la circolazione in direzione Ancona, ma non ha funzionato come i suoi ideatori avevano ipotizzato.
Si valuta anche il collegamento con l’altro danneggiamento ai treni di ieri, a Pesaro sulla linea Ancona-Rimini.
Il fascicolo d’indagine al momento è contro ignoti, i reati al momento accertati sono l’incendio doloso e l’interruzione di pubblico servizio.
Diretta Samb