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PESARO - Un gruppo di hater si è scusato con la senatrice Liliana Segre e ha pagato risarcimenti per diffamazione aggravata da odio razziale via social. Otto persone, coinvolte in un processo a Milano, hanno offerto risarcimenti da 500 a 2000 euro, missive di scuse e lavori di pubblica utilità, mentre tre sono uscite dal procedimento. La giudice ha rifiutato iniziative politicamente orientate per i lavori di utilità. Altri indagati sono previsti in un’udienza preliminare. Il gip ha precisato che accusare una sopravvissuta ai campi di sterminio di essere “nazista” costituisce diffamazione con finalità discriminatoria.
Lettere di scuse, soldi già versati in beneficenza alla Fondazione Memoriale della Shoah, altre proposte di risarcimenti, che vanno dai 500 fino ai duemila euro, e l’impegno a fare lavori di pubblica utilità. Così, come è emerso stamani in un’udienza pre-dibattimentale a Milano, alcuni hater accusati di diffamazione aggravata dall’odio razziale per raffiche di insulti via social alla senatrice a vita Liliana Segre, sono già usciti dal procedimento o puntano ad ottenere la messa alla prova per chiudere il loro capitolo giudiziario.
Davanti alla giudice Francesca Ghezzi erano imputate otto persone nel primo processo derivato da uno dei filoni di una maxi inchiesta, scattata dopo le denunce della sopravvissuta al genocidio, assistita come parte civile dall’avvocato Vincenzo Saponara. Per tre posizioni è stato dichiarato il non doversi procedere per remissione delle querele, perché hanno già risarcito fuori dal procedimento e si sono scusati. Solo un imputato, invece, ha scelto di andare avanti ed essere giudicato con rito abbreviato, mentre gli altri quattro hanno chiesto di essere ammessi all’istituto della messa alla prova, che se andrà a buon fine cancellerà il reato.
Nella prossima udienza, il 9 aprile, dovranno però dimostrare di aver versato le somme, di aver presentato missive di scuse e di aver trovato degli enti adatti per effettuare lavori di pubblica utilità.
Diretta Samb