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Ha confermato di non aver mai avuto l’intenzione di uccidere e di aver reagito dopo essere stato colpito. Davanti alla Corte d’assise di Macerata, Claudio Funari, 42 anni, ha ribadito la propria versione dei fatti sull’omicidio di Renzo Paradisi e sul tentato omicidio della moglie, Maria Antonietta Giacomozzi, avvenuti la sera dell’antivigilia di Natale 2024 a Comunanza.
Nel corso dell’udienza sono stati ascoltati il consulente tecnico della difesa, Andrea Violoni, la figlia della vittima, Cristina Paradisi, e infine lo stesso imputato, che si è sottoposto alle domande delle parti.
Violoni ha illustrato gli esiti degli accertamenti eseguiti con scanner laser 3D all’interno del capannone teatro del delitto. Il consulente ha parlato di incompatibilità tra lo stato dei luoghi rilevato e la presunta seconda aggressione che, secondo l’accusa, sarebbe avvenuta all’esterno dell’edificio. Ha inoltre riferito della presenza, nel capannone, di diversi oggetti potenzialmente atti a offendere – coltelli su un tavolo, legna, un attizzatoio, una bottiglia, una scopa – sottolineando che, se l’imputato avesse realmente voluto uccidere, avrebbe potuto utilizzare altri mezzi.
Diversa la ricostruzione riportata in aula dalla figlia delle vittime. Cristina Paradisi ha riferito quanto raccontatole dalla madre, confermando una seconda aggressione avvenuta fuori dal capannone, subito dopo essere usciti. Secondo la sua versione, Funari avrebbe colpito il padre facendogli sbattere la testa a terra, punto da cui l’uomo non si sarebbe più rialzato. La difesa ha però evidenziato la presenza di tracce di sangue in un’altra area del capannone, circostanza che, a suo dire, non troverebbe spiegazione in questa dinamica. Nel controesame sono state contestate anche alcune omissioni rispetto alle precedenti dichiarazioni rese dalla testimone, tra cui una presunta frase minacciosa («vi ammazzo») che non compariva nel verbale del 29 dicembre. Funari ha negato ogni volontà omicida. Ha parlato di rapporti «ottimi» con la famiglia Paradisi e di una relazione sentimentale con la figlia, definita invece da lei come semplice amicizia.
L’imputato ha sostenuto di essere stato prima insultato e poi colpito da Renzo Paradisi, che lo avrebbe afferrato e colpito al collo. A quel punto avrebbe reagito con un pugno, seguito da una colluttazione durante la quale entrambi sarebbero caduti. Le lesioni, secondo la sua versione, sarebbero conseguenza di quella caduta e dello scontro fisico, non di un’aggressione volontaria reiterata. Ha inoltre escluso una seconda aggressione all’esterno.
La Corte ha rigettato la richiesta di una perizia sulle tracce ematiche disposto il dissequestro del capannone.
Il processo riprenderà il primo aprile con l’audizione dei testimoni della difesa.
Diretta Samb