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A San Benedetto la politica torna a mostrarsi per ciò che è sempre stata: un equilibrio instabile tra ambizione, memoria e necessità. «La politica è l’arte del possibile», diceva Bismarck. Ma qui sembra ancora tutto impossibile tra frenate, fumate nere e spaccature.
L’uscita allo scoperto di Tonino Capriotti e Domenico Pellei a sostegno di Nicola Mozzoni rompe una fase di attesa e, al tempo stesso, la rende più complessa. Non è solo un endorsement: è un segnale. Due figure che hanno amministrato la città scelgono di puntare su un profilo esterno ai partiti tradizionali, ma profondamente radicato nel tessuto economico. È il ritorno, in qualche modo, della vecchia dialettica tra “politica” e “società civile”, che a San Benedetto ciclicamente riaffiora, come una marea che non smette mai davvero di salire.
Eppure, la storia recente insegna prudenza. L’esperienza Spazzafumo — evocata senza giri di parole — pesa come un monito. «Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla», ammoniva Santayana. Ed è proprio su questo crinale che si divide Fratelli d’Italia: da una parte chi vede in Mozzoni l’occasione di intercettare energie nuove, dall’altra chi teme un déjà vu amministrativo, con un civismo inesperto esposto alle stesse fragilità del passato.
Il punto, in fondo, è sempre lo stesso: può bastare la competenza settoriale per governare una città complessa? O serve quella grammatica della politica che si costruisce negli anni, tra mediazioni, conflitti e compromessi? La proposta alternativa di Balloni va letta in questa chiave: esperienza contro innovazione, mestiere contro intuizione.
Ma è forse nella critica di Luigi Cava che emerge il nodo più politico di tutti. L’idea che una tessera possa trasformare un imprenditore in candidato sindaco non convince lo stesso Cava. Come ogni linguaggio richiede tempo per essere parlato con credibilità ma Mozzoni pare pronto sotto tanti punti di vista dopo l’esperienza come Presidente degli Operatori Turistici: conosce tempi, dinamiche, persone e ha quei modi sempre corretti e gentili che, al di là dei partiti, piacciono ai sambenedettesi. Molti elettori rivedono in lui il padre. Altri il nuovo che si fa strada.
Nel frattempo, il centrodestra resta diviso. Forza Italia richiama al metodo e se ne va dal tavolo bocciato lo stesso imprenditore. Noi Moderati spinge su Mozzoni, Voce Nuova tiene la sua linea. È il classico scenario in cui tutti cercano una sintesi, ma ognuno parte da una verità diversa. E quando le verità sono troppe, la sintesi diventa un compromesso — e il compromesso, come insegna la storia italiana, può essere forza o debolezza.
La giornata di oggi potrebbe essere decisiva. Ma anche qui, un altro aforisma torna utile: «In politica, nulla è definitivo prima che lo sia davvero». A San Benedetto, per ora, nulla lo è. E forse è proprio questo il dato più politico di tutti.
Diretta Samb