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Un’emergenza ambientale sempre più grave sta colpendo l’Abruzzo, dove in pochi giorni si è consumata una vera e propria strage di fauna selvatica. Il numero dei lupi uccisi è salito a 21, un dato che allarma esperti e istituzioni e che lascia intravedere un fenomeno più esteso e organizzato di quanto inizialmente ipotizzato.
Gli ultimi ritrovamenti arrivano dall’area tra Bisegna, Pescasseroli e Barrea, dove sono state rinvenute diverse carcasse: sette lupi, insieme anche a volpi e a una poiana. Un bilancio che si aggiunge ai tredici esemplari già scoperti nei giorni precedenti tra Alfedena, Pescasseroli e la frazione di Corcumello.
Il quadro che emerge è quello di una diffusione capillare, che coinvolge almeno cinque comuni e zone limitrofe al Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. A preoccupare non è solo il numero delle vittime, ma soprattutto la modalità delle uccisioni. Il sospetto sempre più concreto è quello dell’uso di esche avvelenate, i cosiddetti “bocconi killer”, potenzialmente disseminati su un territorio molto ampio.
Un metodo crudele e indiscriminato che mette a rischio non solo i grandi predatori, ma l’intero ecosistema, coinvolgendo anche altre specie animali e persino animali domestici. Le autorità parlano di una possibile azione coordinata, portata avanti da più persone. Se confermata, questa ipotesi trasformerebbe gli episodi in un attacco sistematico alla biodiversità della regione. Intanto cresce l’allerta: non è chiaro quanti altri animali possano essere stati colpiti né quanto sia vasta l’area contaminata.
L’Abruzzo si trova così ad affrontare una crisi ambientale che richiede interventi immediati, controlli serrati e una risposta decisa per fermare una spirale di violenza contro la natura che rischia di avere conseguenze irreversibili.
Diretta Samb