Condividi:
In Piazza Arringo, nel cuore di Ascoli Piceno, uno striscione bianco con scritte rosse cattura lo sguardo e impone una riflessione. Appeso davanti al panificio L’assalto ai forni di Lorenza Roiati. il messaggio è diretto, quasi spiazzante nella sua semplicità: “Considerate se questo è un uomo che lotta per mezzo pane. 25 aprile perché resiste.”
Non è solo uno slogan. È un frammento di memoria, una presa di posizione politica e civile, e allo stesso tempo un gesto profondamente personale.
Il contesto: una storia che ritorna
Per comprendere davvero questo striscione bisogna tornare a quanto accaduto l’anno precedente. Sempre il 25 aprile, giorno della Liberazione, Lorenza Roiati aveva esposto davanti al suo forno un altro messaggio: “25 aprile. Buono come il pane, bello come l’antifascismo.”
C’era stato l’intervento delle forze dell’ordine – prima una volante, poi agenti in borghese – e quell’episodio si era trasformato in un caso nazionale.
La reazione pubblica è stata forte: solidarietà diffusa, attenzione mediatica, prese di posizione politiche. È dentro questa ferita, ancora aperta, che nasce lo striscione di quest’anno.
Il riferimento: umanità e dignità
La frase “Considerate se questo è un uomo” richiama esplicitamente la memoria della deportazione e della disumanizzazione, evocando il celebre incipit di Primo Levi. Qui però viene rielaborata: l’“uomo” è colui che lotta per mezzo pane.
Il pane, nel contesto di Lorenza, non è solo cibo. È lavoro, dignità, sopravvivenza. È ciò che tiene insieme la dimensione materiale e quella simbolica. Mezzo pane significa precarietà, ingiustizia, lotta quotidiana.
La domanda implicita è : Che tipo di società è quella in cui una persona deve lottare anche solo per il minimo necessario?
La seconda parte dello striscione – “25 aprile perché resiste” – sposta il significato dalla commemorazione al presente.
Non si tratta solo di ricordare la Resistenza storica contro il nazifascismo. Si tratta di riconoscere le forme contemporanee di resistenza: sociali, economiche, civili.
Per Lorenza Roiati, la Resistenza non è un evento concluso, ma un processo continuo. E in questo senso, il suo gesto assume un valore ancora più forte se letto alla luce della sua storia familiare: il nonno Renzo e il prozio Vittorio, partigiani di Giustizia e Libertà. Quando racconta di aver pensato a loro durante l’identificazione da parte della polizia, il passato e il presente si sovrappongono.
Diretta Samb