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Cerreto d’Esi 15 maggio 2026 - Il caso che coinvolge Electrolux e lo stabilimento di Cerreto d’Esi si inserisce, secondo UNCEM Marche, in un quadro più ampio di ridefinizione degli asset produttivi nazionali che rischia di produrre effetti particolarmente rilevanti nei territori delle aree interne, dove la presenza industriale rappresenta un presidio economico e sociale oltre che occupazionale.
La vertenza riguarda la prospettata riorganizzazione del gruppo con 1.700 esuberi in Italia e la chiusura del sito marchigiano, che occupa circa 170 lavoratori e rappresenta uno dei presidi produttivi storici del comparto elettrodomestico nelle Marche.
Accanto alla mobilitazione sindacale e alle richieste di ritiro del piano industriale avanzate da FIOM, FIM e UILM, UNCEM Marche evidenzia positivamente il ruolo di attivazione e coordinamento messo in campo dalla Regione Marche. Il confronto istituzionale avviato a Palazzo Raffaello dal presidente della Regione Francesco Acquaroli e dall’assessore al Lavoro Tiziano Consoli con le parti sociali viene letto come un segnale importante di tempestività e unità istituzionale. Per UNCEM Marche si tratta di un passaggio significativo perché rafforza la capacità del sistema regionale di presentarsi in modo coeso al tavolo nazionale, in vista dell’incontro previsto al MIMIT.
Per UNCEM Marche il nodo centrale resta la fragilità strutturale dei territori intermedi e montani, che non possono essere letti solo attraverso la lente della produttività industriale. In questo contesto, Cerreto d’Esi è parte del sistema dell’Unione Montana dell’Esino Frasassi, un’area che nel tempo ha costruito una significativa integrazione tra industria, competenze e comunità locali. La chiusura dello stabilimento non avrebbe soltanto un impatto occupazionale diretto, ma produrrebbe effetti a catena sull’equilibrio economico e sociale dell’intero territorio.
«Il caso di Cerreto d’Esi è particolarmente significativo perché riguarda un territorio che ha costruito nel tempo competenze produttive solide e riconosciute» afferma Giuseppe Amici, presidente di UNCEM Marche. «Parliamo di un’area che ha saputo integrarsi nelle filiere industriali nazionali e internazionali, diventando un punto di riferimento nel comparto dell’elettrodomestico. La sua eventuale chiusura non è un fatto isolato, ma incide sull’equilibrio complessivo del sistema territoriale».
Amici sottolinea anche un elemento di valore istituzionale: «Va riconosciuto il lavoro di ascolto e di immediata attivazione messo in campo dalla Regione Marche. Il fatto che si sia aperto rapidamente un confronto con sindacati e rappresentanze dei lavoratori è un segnale importante di attenzione e responsabilità istituzionale, che va nella direzione giusta per affrontare una vertenza complessa».
«Cerreto d’Esi non è un sito marginale, ma un tassello fondamentale del sistema produttivo dell’Esino Frasassi» osserva Giancarlo Sagramola, direttore di UNCEM Marche e presidente dell’Unione Montana dell’Esino Frasassi. «Qui si intrecciano industria, competenze e comunità. Una chiusura avrebbe un impatto immediato sull’economia locale e un effetto strutturale sull’intera valle». Sagramola richiama la necessità di una visione stabile: «Le aree interne non possono essere affrontate solo nelle fasi emergenziali. Servono politiche industriali e territoriali integrate, capaci di prevenire processi di desertificazione produttiva e non solo di gestirne le conseguenze».
Per UNCEM Marche la vicenda Electrolux rappresenta un passaggio rilevante per l’intero sistema regionale, non solo sul piano occupazionale ma anche su quello della coesione territoriale e della capacità delle aree interne di mantenere un ruolo nella geografia industriale nazionale. La sfida è evitare che le ristrutturazioni globali si traducano in un arretramento strutturale dei territori interni marchigiani, rafforzando invece un modello di sviluppo che tenga insieme industria, istituzioni e comunità locali.
Diretta Samb