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È comparso ieri mattina davanti al gip del tribunale di Fermo il trentaseienne residente nella Riviera delle Palme arrestato dalla polizia con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico. Al termine dell’udienza, il giudice ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere, revocando i domiciliari inizialmente applicati.

L’uomo, assistito dal proprio legale, ha provato a giustificare la presenza dei file sui dispositivi sequestrati durante il blitz del Centro operativo per la sicurezza cibernetica Marche, sostenendo che il materiale si sarebbe scaricato automaticamente dopo l’accesso a un gruppo Telegram. Una ricostruzione che non ha convinto il giudice.

Secondo quanto emerso dagli atti, sugli strumenti informatici sarebbero stati rinvenuti centinaia di file tra video e immagini a contenuto sessualmente esplicito, archiviati in un hard disk esterno e organizzati in cartelle con denominazioni esplicite. Il materiale includerebbe anche contenuti riguardanti minori di 14 anni e neonati coinvolti in atti sessuali.

Per il gip la modalità di catalogazione e conservazione dimostrerebbe una condotta consapevole e non occasionale, evidenziata anche dalla separazione dei file rispetto agli altri dispositivi personali. Le indagini erano partite da una segnalazione del 2024 del Ncmec statunitense, che aveva portato al blocco di un account Google riconducibile all’indagato.

Nonostante ciò, secondo l’accusa, l’uomo avrebbe continuato a detenere il materiale. Il giudice ha infine evidenziato il rischio di reiterazione del reato, definendo la condotta “meticolosa e ripetitiva” e incompatibile con misure meno restrittive del carcere.

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