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Corruzione, peculato, ricettazione e gestione illecita di rifiuti sono le principali ipotesi di reato al centro dell’operazione “Picenum”, coordinata dalla Procura di Fermo e condotta dai militari del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Ancona, con il supporto dei NOE di Grosseto, della Stazione di Grottammare e del Nucleo Radiomobile di Fermo.

Nel corso dell’attività investigativa sono stati eseguiti sequestri e perquisizioni nei confronti di sette persone fisiche e due società, ritenute coinvolte in un presunto sistema illecito legato alla gestione dei rifiuti in ingresso e in uscita dal Centro di Raccolta di Grottammare e da altre aree situate nei territori di Grottammare e Campofilone.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni soggetti avrebbero consentito il conferimento nella ricicleria di rifiuti speciali non ammessi dalla normativa vigente, ricevendo in cambio denaro contante. All’interno del meccanismo illecito sarebbero inoltre emersi episodi di sottrazione di materiali di particolare valore economico.

In particolare, due addetti del centro, dipendenti di PicenAmbiente — società estranea alle contestazioni — avrebbero asportato dalla struttura pubblica ingenti quantitativi di rifiuti valorizzabili, tra cui circa due tonnellate di batterie al piombo esauste, successivamente cedute a terzi soggetti dietro compenso economico, con conseguente sottrazione dei beni alla disponibilità dell’ente pubblico.

Le indagini, sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche e telematiche, attività di videosorveglianza, accertamenti documentali e bancari, oltre a servizi di osservazione sul territorio, avrebbero consentito di ricostruire un articolato quadro indiziario.

Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati documenti, terreni, mezzi meccanici, autocarri e smartphone ritenuti utili alle indagini. Il volume dei rifiuti movimentati illecitamente è stimato in non meno di 250 tonnellate, mentre il valore complessivo dei beni sequestrati e delle future operazioni di bonifica è quantificato in circa 800 mila euro.

Al termine dell’attività investigativa risultano 37 persone denunciate e due società coinvolte.

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