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Di seguito la nota stampa del club di Grottazzolina (Serie A2).
"Vengo da Tollo, un paese di 2.800 abitanti in provincia di Chieti, dunque credo che in pochi possano rendersi conto meglio di me di cosa ha fatto Grottazzolina di grandioso negli ultimi anni. È un po’ come immaginare la mia Tollo in Serie A, quasi impensabile.” Sì presenta così nella sua nuova casa sportiva Oreste Cavuto, sceso a Grottazzolina direttamente da Brescia per sottoporsi alle visite mediche ed ai test di rito, prima di ratificare ufficialmente il suo legame (biennale) col sodalizio del presidente Romiti.
“Una SuperLega meritata e vissuta è davvero tanta roba, ma anche in A2 il livello cresce sempre di più, con tanti atleti che di anno in anno scendono dalla massima serie. Questa è una società che, nelle gioie e nelle difficoltà, ha dimostrato di essere unita e forte, e questa forza dovrà contraddistinguere anche noi atleti. Le ambizioni sono alte e la squadra che il club sta costruendo è importante”.
Sin dalle prime battute emerge un Cavuto tirato a lucido, consapevole della sfida che lo attende ma anche di essere arrivato in un ambiente familiare che sui legami e sulla passione ha sempre costruito le proprie fortune. “L’aspetto umano per me conta tantissimo, sono cresciuto a Trento e Trento è un ambiente familiare come questo, a Trento ci si siede attorno a un tavolo come qui, e secondo me è necessario. Da altre parti non è affatto così, e questo è un valore importante.”
Interessante e variegata la biografia dello schiacciatore, classe 1996 per quasi due metri di altezza: “Ho iniziato col volley a Tollo, il mio paese.” Bruno Cavuto, suo papà, fondò la società di paese, la VDC Volley Tollo, dove VDC è l’acronimo di “Via da cap”, che in dialetto chietino identifica la via terminale del paesino. A Tollo ci sono 800-900 Cavuto, anche il vicesindaco si chiama così (pur non essendoci parentela diretta). “In quel periodo giocava in C Nicolai (campione di beach volley, la storica coppia Lupo-Nicolai, protagonista di ben 4 Olimpiadi), così mi avvicinai concretamente a questo sport, avevo 9 anni. Poi andai a Chieti, quindi a 14 anni al Trofeo delle Regioni di Abano Terme mi vide Trento e da lì è iniziata la mia avventura in Trentino.” Successivamente il primo anno di A2 da protagonista lo vive a Potenza Picena con Graziosi, che poi lo porta con sé anche a Bergamo. Ed è proprio al termine di quella ottima stagione che arriva un primo corteggiamento da parte di Ortenzi in A2, era il 2016. “Ma decisi di tornare a Trento per giocarmi le mie carte in massima serie, e dopo tre anni con l’Itas andai a Ravenna per trovare più spazio, quindi Cisterna e poi altre tre stagioni a Trento.” Il resto è storia recente, con gli ultimi due anni vissuti a Brescia, prima di approdare alla Yuasa Battery.
“Come giocatore faccio molto affidamento sul gruppo. A me piace ospitare compagni e famiglie a casa, credo che da queste piccole cose poi nascano i gruppi veri.”
Una sorella gemella, Gaia, fotografa, e un fratello minore, Davide, che studia ingegneria a Houston. Anche Cavuto è ingegnere civile, dopo un quinquennio ai geometri, ma nel suo futuro vede comunque lo sport e il volley. E viene naturale, in effetti, ipotizzarlo, visto il suo percorso.
Ben 70 presenze in nazionale, vissute tra VNL, Europeo e World Cup, a partire da un Italia-Giappone disputata al PalaPirastu di Cagliari nel 2018, il suo esordio assoluto in nazionale maggiore. La delusione più grande, non lo nasconde, fu quando a Bari fu escluso all’ultimo minuto dalle convocazioni per le Olimpiadi dopo aver svolto tutta la fase preparatoria. All’ultimo gli subentrò un giovanissimo Daniele Lavia reduce dalla Nazionale Under19. “Ci rimasi davvero malissimo quando all’ultima ora mi fu preferito Daniele, con cui peraltro siamo amici fraterni. Volevo giocarmi le mie chance, ma ormai è acqua passata.”
Ad accogliere Cavuto nella splendida cornice di TubHotel Resort & Spa, struttura ricettiva grottese recentemente inaugurata dai fratelli Remia, insieme a dirigenti e collaboratori c’è coach Ortenzi, particolarmente soddisfatto che il corteggiamento stavolta abbia sortito effetto: “Oreste non ha bisogno di presentazioni come atleta, arriva da noi dopo un biennio importante per cui mi limito a sottolineare un fatto. Come tanti e come spesso capita si tratta di un atleta che ha girato abbastanza, ma qui non di rado ci si ferma, si decide di mettere radici importanti. È accaduto con Marchiani, rimasto ben otto stagioni, è accaduto con Cubito che è con noi da sette annate, è riaccaduto con Fedrizzi che prima aveva cambiato squadra quasi ogni anno. Qualcosa questo deve pur significare, chissà che non accada altrettanto con Cavuto.”
Sensazioni positive, dunque, condivise anche dall’atleta, aldilà delle frasi di circostanza: “So che dovrò assumersi responsabilità importanti, cosa che peraltro mi piace fare. La prima sensazione è però quella di gratitudine, perché qui mi hanno voluto fortemente, e essere voluto è importante per un atleta.”
Immancabile, in chiusura, un messaggio ai tifosi: “So bene che qui il tifo è molto passionale, gli Skapigliati sono molto rumorosi e presenti. Mi auguro che possano starci vicini soprattutto all’inizio, quando ci sarà da trovare l’amalgama e potremmo vivere anche momenti difficili. Ma soprattutto mi auguro che ci siano sempre. Da parte mia mi impegnerà a portare abbonati da Tollo (dove vive la famiglia), Brescia (dove vive e lavora la sua compagna) ma anche Trento. Bruno Da Re è per me come un secondo papà, gli chiederò di abbonarsi alla Yuasa.” Una bella risata collettiva, il miglior modo per iniziare una nuova avventura.
Diretta Samb