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ANCONA - "Mi ha minacciato di farmi uccidere se non me ne andavo di casa e mi ha puntato un coltello". Così, davanti ai carabinieri, avrebbe tentato di giustificarsi Sami Khemaies, 39 anni, che nella serata di giovedì 9 luglio ha ucciso la moglie Luigia ’Gina’ Fortunato, 33 anni, con almeno dieci coltellate durante una violenta lite nell’abitazione di via Bramante 194 a Loreto.

L’uomo era poi uscito di casa con vestiti insanguinati, si era recato nella caserma di Porto Recanati e aveva confessato di aver ucciso la moglie. Ad innescare l’ultima lite tra i due sarebbe stato il comportamento del 39enne, ora magazziniere in una ditta di Ancona, che nei giorni scorsi aveva fatto una scenata al centro estivo frequentato dal loro figlioletto.

Luigia era esasperata dalla condotta del marito e i due avevano litigato ancora, tanto che quella sera la nonna aveva portato a casa sua il bambino.

Ora Khemaies, assistito dall’avvocato Simone Matraxia, si è trova nel carcere anconetano di Montacuto con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato.

Lunedì, alle 9.15, si svolgerà l’udienza di convalida del fermo davanti al gip di Ancona Carlo Cimini alla quale il 39enne parteciperà videocollegato dalla casa circondariale. Il pm Rosario Lioniello ha disposto l’autopsia sul corpo della vittima che verrà eseguita martedì 14 luglio dal medico legale Angelo Montana

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