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L’inchiesta sull’evasione di Andrea Cavallari, il 26enne condannato per la strage della Lanterna Azzurra di Corinaldo, resta ancora aperta a un anno dai fatti. A rallentare gli accertamenti degli investigatori è il mancato accesso al telefono cellulare dell’uomo, che non è ancora stato sbloccato a causa di un problema tecnico legato al sistema operativo.
La Procura di Bologna ha chiesto al gip una proroga di sei mesi per completare le verifiche. Il fascicolo, coordinato dal pm Andrea De Feis e affidato agli investigatori del nucleo investigativo della polizia penitenziaria, punta a chiarire se Cavallari abbia ricevuto aiuti o appoggi esterni nella fuga.
Il 3 luglio dello scorso anno il 26enne era evaso dal carcere di Bologna approfittando di un permesso premio concesso per poter discutere la tesi di laurea. Dopo la fuga era riuscito a raggiungere la Spagna, dove è stato individuato e arrestato nel giro di due settimane: prima localizzato a Barcellona, poi bloccato in un hotel di Lloret de Mar.
Gli investigatori ritengono che il telefono possa contenere elementi utili per ricostruire i contatti avuti prima e durante la fuga. Dal dispositivo, infatti, si punta a verificare eventuali comunicazioni con persone che potrebbero aver favorito l’evasione.
Cavallari stava scontando una condanna a 11 anni e 10 mesi per la tragedia della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, dove nel 2018 morirono sei persone e altre 59 rimasero ferite durante il caos provocato dall’uso di spray urticante.
Più recentemente il giovane è stato coinvolto anche in altri episodi all’interno di istituti penitenziari, tra cui un incendio appiccato nel carcere di Cassino e un’aggressione ai danni di due agenti della polizia penitenziaria.
Diretta Samb