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C’è anche l’Abruzzo tra le regioni interessate dalla maxi operazione condotta dai carabinieri contro un’organizzazione ritenuta legata alla ’ndrangheta e accusata di gestire un vasto traffico internazionale di cocaina.
Le misure cautelari, emesse dal Gip di Reggio Calabria su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, sono state eseguite anche nelle province di Pescara e L’Aquila, oltre che in Calabria, Sicilia, Lombardia e Piemonte.
Complessivamente sono 35 i provvedimenti notificati nei confronti di persone accusate, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti con l’aggravante mafiosa, detenzione di armi, tentato sequestro di persona a scopo di estorsione e altri reati.
Secondo gli investigatori, il gruppo criminale avrebbe operato per agevolare la cosca Alvaro di Sinopoli, organizzando l’importazione di ingenti quantitativi di cocaina dal Sud America attraverso il porto di Gioia Tauro.
Le indagini, sviluppate dai carabinieri di Palmi e del Gruppo di Gioia Tauro anche grazie all’analisi delle chat criptate della piattaforma Sky ECC, hanno consentito di ricostruire il transito di oltre 300 chilogrammi di cocaina, parte dei quali sequestrati nel corso delle attività investigative.
Gli accertamenti avrebbero inoltre documentato il coinvolgimento di alcuni lavoratori portuali, ritenuti incaricati di far uscire la droga dallo scalo calabrese per poi distribuirla sul territorio nazionale.
L’operazione, che ha interessato anche l’Abruzzo con le perquisizioni e le misure eseguite tra Pescara e L’Aquila, rappresenta un nuovo colpo alle reti del narcotraffico riconducibili alla criminalità organizzata calabrese.

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