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ANCONA – L’integrazione passa prima di tutto dalla lingua. E nelle Marche non riguarda più interventi occasionali, ma un sistema che coinvolge scuole, docenti specializzati, CPIA, famiglie ed enti locali. Nell’anno scolastico 2026/27 sono 29.185 gli alunni con cittadinanza non italiana, su un totale di 187.389 iscritti: rappresentano il 15,57% dell’intera popolazione scolastica regionale.
Una presenza ormai strutturale e abbastanza distribuita sul territorio. L’incidenza maggiore si registra a Macerata, con il 18,33%, seguita da Ancona con il 15,68%, Ascoli Piceno e Fermo con il 14,47% e Pesaro e Urbino con il 14,11%.
Delle 208 istituzioni scolastiche marchigiane, 191 restano sotto la soglia del 30% di alunni stranieri indicata come criterio ordinario dalla circolare ministeriale del 2010. Sono 17 le sedi con percentuali superiori e cinque di queste ospitano un CPIA, strutture rivolte per loro stessa funzione prevalentemente a un’utenza adulta e in larga parte straniera. Escludendo i percorsi di istruzione degli adulti dei CPIA, l’incidenza scende infatti al 13%: 23.264 studenti su 178.888 iscritti.
La novità più significativa è rappresentata dall’ingresso nelle scuole secondarie dei docenti della classe di concorso A-23, “Lingua italiana per discenti di lingua straniera”. Dall’anno scolastico 2025/26 questa figura non è più confinata ai CPIA: nelle classi che rispettano i requisiti previsti può esserci un insegnante specializzato nell’italiano come seconda lingua, al fianco dei docenti curricolari.
A questo si aggiungono laboratori di italiano L2, doposcuola linguistici, sportelli dedicati all’italiano per lo studio e tutoraggio tra pari, attraverso risorse nazionali e progetti organizzati autonomamente dagli istituti.
Ma l’integrazione non finisce con gli studenti. Un ruolo centrale è affidato proprio ai CPIA, che lavorano anche con gli adulti e con i genitori: corsi di alfabetizzazione e italiano fino ai livelli A2 e B1, formazione civica, conoscenza dei servizi, della scuola, dei diritti e dei doveri. A questi si affiancano iniziative realizzate con Comuni e terzo settore, dalla mediazione culturale ai corsi di italiano per le mamme.
Gli alunni neoarrivati possono inoltre essere accompagnati attraverso un Piano Didattico Personalizzato legato al bisogno educativo linguistico: uno strumento temporaneo che serve a permettere allo studente di apprendere mentre acquisisce progressivamente la padronanza dell’italiano.
Emblematico il caso dell’Istituto comprensivo Posatora Piano Archi di Ancona, che registra la percentuale più elevata tra le istituzioni scolastiche ordinarie della regione: 697 alunni con cittadinanza non italiana su 1.045, pari al 66,73%. Qui l’accoglienza è sostenuta anche da una rete territoriale costruita negli anni, a partire dal progetto Agorà, nato nel 2001 dall’accordo tra Comune di Ancona e istituti comprensivi cittadini.
A tracciare il quadro è il direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per le Marche, Donatella D’Amico: «La situazione nelle Marche è nell’insieme positiva, e lo è grazie alle buone pratiche che le nostre scuole hanno messo in atto con competenza, continuità e dedizione».
D’Amico indica però anche il prossimo passo: rafforzare la collaborazione fuori dalle aule. «Dove esistono concentrazioni elevate, la criticità può e deve essere vissuta non come un problema soltanto scolastico, ma di tutta la comunità». Da qui la richiesta di una maggiore sinergia con Comuni e terzo settore, anche valutando servizi di trasporto che favoriscano una migliore distribuzione degli studenti tra gli istituti.
L’USR chiede inoltre una presenza più ampia dei docenti A-23. «La scuola marchigiana ha già dimostrato di saper fare la sua parte – conclude D’Amico – anche accompagnando le famiglie nell’apprendimento della lingua e nella conoscenza delle regole della cittadinanza: l’Ufficio Scolastico Regionale è pronto a coordinare questo percorso, perché ogni studente, italiano o straniero, impari di più e impari meglio».
Diretta Samb