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FERMO – Otto anni di reclusione diventano definitivi. La Terza Sezione penale della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall'ex insegnante di sostegno di una scuola media di Fermo, condannato per violenza sessuale nei confronti di tre alunni minorenni. Con il pronunciamento della Suprema Corte la sentenza passa in giudicato e si apre ora la fase dell’esecuzione della pena in carcere.
I fatti contestati risalgono agli anni 2016 e 2017, quando l'uomo lavorava come docente di sostegno in un istituto scolastico della città. Secondo quanto definitivamente accertato nei tre gradi di giudizio, gli abusi riguardarono tre studenti e sarebbero avvenuti in parte all’interno della scuola, durante lezioni individuali di sostegno, e in parte nell’abitazione dell’insegnante.
A far emergere la vicenda fu inizialmente il racconto di uno dei ragazzi alla propria famiglia. La dirigente scolastica segnalò quindi il caso alla Procura della Repubblica e le successive indagini portarono all’individuazione di altre due vittime. I tre minori vennero ascoltati attraverso incidente probatorio, in un ambiente protetto e con l’assistenza di una psicoterapeuta.
Il percorso giudiziario ha mantenuto lo stesso esito nei diversi gradi: alla condanna a otto anni di reclusione pronunciata dal Tribunale di Fermo era seguita la conferma della Corte d’Appello di Ancona. Ora la decisione della Cassazione chiude definitivamente il procedimento.
Restano ferme anche le pene accessorie, tra cui l’interdizione perpetua dalle attività di insegnamento e dagli incarichi che comportino contatti abituali con minori.
Confermata inoltre la condanna risarcitoria nei confronti del responsabile civile, il Ministero dell’Istruzione e del Merito, per gli episodi avvenuti in ambito scolastico. Le tre vittime e le rispettive famiglie si erano costituite parti civili, assistite dagli avvocati Alessandra Iacopini, Filippo Polisena, Matteo Restuccia e Marco Tomassini, che già nel 2019 avevano ottenuto la citazione del Ministero quale responsabile civile.
Per i legali delle famiglie, la decisione della Cassazione mette la parola fine a un percorso durato quasi dieci anni. Gli avvocati hanno sottolineato soprattutto il coraggio dimostrato dai ragazzi nel raccontare quanto accaduto e il ruolo delle famiglie, della scuola e della Procura nell’attivarsi dopo le prime segnalazioni.
Una vicenda lunga e dolorosa che, evidenziano ancora i legali, ribadisce anche l’importanza di ascoltare tempestivamente i minori e non sottovalutare le loro richieste di aiuto, soprattutto quando riguardano contesti nei quali dovrebbero sentirsi maggiormente protetti.
Diretta Samb