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La vertenza Electrolux torna al Ministero delle Imprese e del Made in Italy con il sindacato che chiede una svolta concreta per salvaguardare gli stabilimenti italiani e, soprattutto, scongiurare la chiusura di quello di Cerreto d’Esi. Dopo cinque mesi di trattative e mobilitazioni, la posizione dell’azienda resta infatti sostanzialmente invariata: il piano prevede 1.450 esuberi complessivi e la dismissione del sito marchigiano.
A ribadirlo, prima dell’incontro al Mimit, è stata la segretaria nazionale della Fiom, Barbara Tibaldi. «In cinque mesi di trattative e di lotte dei lavoratori l’azienda non ha davvero messo in discussione quel piano», ha sottolineato, chiedendo il ritiro dei licenziamenti e lo stop a qualsiasi ipotesi di delocalizzazione delle produzioni. Per la dirigente sindacale, Cerreto d’Esi deve continuare a essere un sito produttivo e il Governo deve utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per spingere Electrolux a cambiare rotta.
Il nodo è dunque il ruolo dell’esecutivo. «Il governo ha dichiarato che avrebbe messo a disposizione strumenti ordinari e straordinari», ha ricordato Tibaldi, aggiungendo che il tavolo dovrà dimostrare se alle dichiarazioni seguiranno iniziative concrete.
Sulla stessa linea il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, che ha parlato di una situazione «molto difficile e complicata». I sindacati si attendono una svolta e chiedono alle istituzioni di intervenire per modificare l’impostazione della trattativa.
Particolare attenzione viene rivolta al ministro Adolfo Urso e ai vertici internazionali di Electrolux. «Ci auguriamo che il ministro faccia una parte importante», ha detto Uliano, evidenziando la necessità che anche i massimi dirigenti dell’azienda comprendano l’urgenza di un passo indietro. Sul tavolo resta quindi il futuro di Cerreto d’Esi e di centinaia di lavoratori, mentre il confronto entra nella sua fase decisiva.
Diretta Samb