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 La ’famiglia del bosco’ si presenta unita, mano nella mano, sempre e come sempre. Prima, durante e dopo l’incontro con il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

Mezz’ora di riunione nel più ’informale’ Palazzo Giustiniani, a Roma, durante la quale la seconda carica dello Stato ha fatto quella che lui stesso chiama una ’moral suasion’, invitando tutti i protagonisti del caso a "eliminare le rigidità in modo da favorire il più possibile il ritorno a una famiglia unita".

Passato l’appuntamento referendario, dunque, il presidente del Senato ha accolto nella Capitale la famiglia neorurale che, da oltre quattro mesi ormai, è protagonista di una vera e propria battaglia legale dopo la decisione dei giudici di allontanare i tre figli dalla casa nel bosco. Dal 20 novembre i minori sono ospiti di una casa famiglia, da dove - il 6 marzo scorso - è stata allontanata anche la madre, considerata "ostile" e "squalificante".

L’appuntamento in Senato è stato organizzato per mostrare solidarietà, da parte del presidente, alla coppia anglo-australiana partita in mattinata da Chieti, accompagnata dall’avvocato Danila Solinas e accolta a Roma dalla psicologa e consulente di parte Martina Aiello.

"Non ho né titoli né intenzione di mettere in discussione i provvedimenti dell’autorità giudiziaria né tanto meno voglio giustificare lo stile di vita di Nathan e Catherine - sono state le parole di La Russa -. Spero possa essere utile invitare tutti, con la mia moral suasion, affinché vengano eliminate le rigidità di tutti e tutte le rigidità in modo da favorire il più possibile il ritorno a una famiglia unita". "Sono fermamente convinto - ha aggiunto - che non vi è maggiore felicità per i bambini che stare con il proprio papà e la propria mamma ed è quello che io vi auguro e spero sia possibile eliminando tutte le rigidità esistenti".

Quelle rigidità che, secondo i servizi sociali, si sarebbero mantenute tali per oltre 13 mesi e che hanno portato all’ordinanza di sospensione della responsabilità genitoriale. Oggi, però, le cose sembrano andare diversamente e, come ammesso dalla stessa Catherine nei giorni scorsi, ci sarebbe un’apertura da parte della coppia alle richieste dei giudici. "Abbiamo vissuto nel rispetto delle leggi dello Stato e della Costituzione e non abbiamo mai fatto del male ai nostri bambini - ha detto la donna leggendo una lettera all’uscita da Palazzo Giustiniani -, non li abbiamo mai privati dei loro bisogni o non abbiamo mai fatto danno ai nostri vicini, al nostro Comune e alla terra in cui viviamo. Siamo sempre stati rispettosi delle leggi e delle regole e non abbiamo mai litigato né mai instillato nei bambini odio e sfiducia nei leader e nelle autorità giudiziarie e istituzionali attorno a noi". "Siamo qui per essere ascoltati e per poter tornare a essere di nuovo una famiglia", è l’appello in lacrime della donna. In attesa che, il prossimo 21 aprile, la corte d’Appello possa esprimersi, ancora una volta, sulle richieste dei legali per avviare un tanto atteso percorso di ricongiungimento familiare.

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